Il fondatore del sindacato SIMAL, Franco Caminiti, risponde alle vostre domande.

Le domande più frequenti

Perché un sindacato e non un'associazione?

Perché vogliamo dare da subito l'idea di una struttura associativa che si batte con forza a favore degli artisti, operando concretamente, e ponendosi come interlocutore sui tavoli istituzionali importanti.

Perché gli artisti dovrebbero aderire ad un sindacato?

Gli artisti sono soli, abbandonati al loro destino. Sbattono la testa contro muri di gomma di produttori che li illudono, li sfruttano, o ancor peggio li truffano. Ogni artista vive da solo la propria situazione, fatta di incomprensione, di speranze, di attese molto spesso inutili. Anche se la natura l'ha dotato di una genialità, finisce per fare un lavoro che non c'entra nulla con l'arte, trascurando gli studi, non avendo più tempo da dedicare alla propria attività artistica. Dobbiamo convincere gli artisti ad uscire dal proprio piccolo microcosmo, convincerli che fare squadra non vuol dire perdere la propria singolarità; sentirsi parte di una categoria, con dei diritti riconosciuti, non vuol dire perdere la propria identità. Anzi è proprio nell'essere diversi che si esprime la natura d'artista.

Cosa vuol dire operare 'concretamente'?

Aiutare gli artisti a produrre, presentandoli alle strutture adeguate: case discografiche, gallerie d'arte, ecc. Se ve ne sarà la possibilità, sostenere direttamente quelli più meritevoli. Spingere le aziende a farlo direttamente. Stiamo lanciando l'idea: "Adotta un artista".

In che cosa consisterà?

Proporremo alle aziende di sostenere un artista, pagando i suoi studi, sostenendolo nella ricerca, assicurandogli per un periodo limitato un sostentamento che gli consenta di dedicarsi alla sua arte senza preoccuparsi della sopravvivenza.

Non si rischia di fare ancora una volta dei favoritismi?

Cercheremo di evitarli rivolgendoci ai Conservatori, alle Accademie d'arte, alle Università, per avere i nominativi dei migliori da proporre alle aziende. Certo, essere i migliori a scuola non sempre è garanzia di valore autentico, tuttavia è già un metro di valutazione che dimostrerà la buona fede. Saranno le aziende a scegliere autonomamente chi sostenere preferendo un cantante, o una pittrice, un poeta o una fotografa, o magari scegliendo l'artista solo sulla base della vicinanza all'azienda.

Cosa dovranno fare,in questo caso, gli artisti?

Dedicarsi alla propria produzione artistica dando dimostrazione che è valsa la pena di investire su di loro. Diventeranno testimonials dell'azienda che li sostiene, la frequenteranno, parteciperanno agli eventi, insomma si renderanno utili in qualche modo ma senza imposizione. L'adozione si basa proprio sul lasciare la totale libertà all'artista che non deve avere alcun condizionamento. Alla fine del periodo di adozione (almeno 1 anno) l'azienda valuterà se proseguire nel sostegno o lasciare.

Parliamo di meritocrazia.

E' il primo problema che oggi affligge il mondo dell'arte. Abbiamo musicisti che sono costretti a fare gli operai per procurarsi da vivere e operai che con una tastiera elettronica si fanno un doppio stipendio facendo andare i CD nei piano bar, insomma facendo finta di suonare. Questa è una situazione che dà tristezza. La RAI, un'azienda che si mantiene coi soldi di tutti,(ma vale anche per le altre TV nazionali) ingaggia sempre più persone senza alcuna qualifica professionale, soubrette straniere che stentano ad esprimersi in un italiano rudimentale e sculettano davanti agli obiettivi delle telecamere in modo spudoratamente ammiccante. Non lo fanno perché viene loro imposto, lo fanno per farsi notare da altri produttori. Questi (loro malgrado) testimonial, sono un pessimo esempio per i nostri giovani,  convinti ormai che per arrivare al successo non serve studiare ma basta essere disponibili, disinibiti, specialmente con le persone che contano!

Cosa si può fare?

Tentare di ridare dignità a chi lavora nell'arte o nello spettacolo. Ci sono migliaia di giovani diplomati al Conservatorio che volentieri si accontenterebbero di suonare nei locali piuttosto che cercarsi un altro lavoro; ci sono migliaia di diplomate alle scuole di danza, alle scuole di recitazione, che volentieri lavorerebbero in televisione, anche con ruoli secondari, piuttosto che fare le operatrici di call-center, ma si vedono scavalcate da ragazze straniere che nessun altro merito hanno che l'essere pronte ad uscire la sera con chi glielo chiede.

Si potrebbe dire un discorso razzista.

Ma che razzismo? Sto parlando di professionalità. Ben vengano gli stranieri quando sono dei veri professionisti, ma quando non si ha né arte né parte e ci si mette a fare le conduttrici in RAI...! Con tutte le belle praticanti giornaliste italiane che ci sono in giro...

Il SIMAL ha una sua posizione politica o ideologica?

L'arte, e l'artista, non possono e non devono avere un colore politico. Anche se riconosco che spesso, vuoi per affinità ideologica, vuoi perché ne riceve un qualche sostegno, l'artista si colloca in uno schieramento. E' un errore, che però non mi sento di criticare, perché l'artista è solo, sente che il tempo passa senza riuscire ad emergere, ed allora si aggrappa a chi gli tende una mano, poi ne resta legato. E' comprensibile, è umano. Ecco perché proponiamo l'adozione degli artisti da parte delle aziende.

Volendo dare una collocazione ideologica al SIMAL.

Posso riassumerla in sole tre parole: libertà, rispetto della persona, onestà intellettuale. Libertà perché laddove non c'è libertà non c'è vera arte. Rispetto della persona a partire dal rispetto di sé stessi: non ci si deve vergognare a dichiarare 'sono un poeta'. 'Sono un artista'. L'essere artista merita rispetto, a prescindere dal successo, perché è una condizione dell'anima. Onestà intellettuale come ricerca della verità. Un artista non deve e non può mentire, non può e non deve avallare ideologicamente posizioni o comportamenti scorretti solo perché è legato a questo o a quello. Solo perché ne va dei propri privilegi. Dall'artista ci si aspetta qualcosa di più: il coraggio dell'assoluta onestà intellettuale. Quando un artista perde la propria onestà intellettuale lo si legge nelle opere che fa: l'ispirazione si inaridisce, la ricerca si arresta, la produzione diventa il malriuscito tentativo di copiare le proprie cose migliori. E non ha più valore.

Nelle finalità si parla di un Ordine degli artisti mentre c'è chi vuole abolire tutti gli Ordini professionali.

Quando non ci saranno più gli Ordini professionali non avrà nessun senso avere l'Ordine degli artisti, ma finora per firmare il progetto di una villetta bisogna essere iscritto all'Ordine degli ingegneri; per operare in ospedale bisogna essere riconosciuti dall'Ordine dei medici; e così per i farmacisti, i notai, gli avvocati, e così via. Solo nel mondo dell'arte uno si alza la mattina e fa il cantante, senza mai aver studiato né musica né canto, e magari senza nemmeno aver mai cantato se non sotto la doccia. Si compra un lettore di MP3, un piccolo mixer, due casse, si fa stampare qualche manifesto ed è fatta: è diventato musicista da piano bar. Ma vi pare giusto? C'è chi si è sbattuto per 8 anni al Conservatorio. Sono fermamente convinto che, fintantoché esisteranno gli Ordini professionali ci dovrà essere anche l'Ordine degli Artisti; ci batteremo con tutte le forze affinché venga riconosciuta la professionalità.

La produzione artistica difesa e sostenuta alla stessa stregua del Made in Italy.

Certamente! L'Italia possiede il 70% del patrimonio artistico mondiale, è la prima attrattiva che spinge gli stranieri a visitare il nostro Paese, ancor prima delle spiagge. Eppure c'è un grande impegno a difesa delle spiagge perché sono un patrimonio, mentre nessuno difende, ad esempio, i nostri pittori. Le opere d'arte dei nostri giovani pittori possono finire all'estero con pari dignità (magari maggiore) di quella delle scarpe o degli occhiali made in Italy. Un quadro ad olio testimonia il genio degli italiani meglio di un pullover, bello per quanto si vuole, ma prodotto in serie(magari in India). Abbiamo affidato l'immagine dell'arte italiana a oggetti di consumo fabbricati in Oriente, ciò è deprimente. Bisogna che le Istituzioni si convincano che investire sui giovani artisti vuol dire accrescere il nostro patrimonio da offrire ai turisti del futuro, ma anche nell'immediato esportare arte con un beneficio considerevole per le nostre entrate fiscali. Bisogna che si rendano conto che la genialità dei nostri artisti è la nostra vera materia prima, basta saperla (e volerla) valorizzare.

Veronica scrive: sono una aspirante presentatrice tv, ho chiesto un sacco di volte di partecipare ai provini, ma non mi hanno mai chiamata, mentre fanno lavorare tante ragazze straniere. Cosa si può fare?

Appena avremo raggiunto un certo numero di adesioni chiederemo alle emittenti di farci capire come funziona il sistema delle assunzioni. Sarà difficile che diano spiegazioni, specialmente nelle tv commerciali. Ma noi solleviamo intanto il problema.Specialmente in RAI.

 

Inviate le vostre domande all'indirizzo e-mail caminiti@epinet.it  Caminiti vi risponderà in questa pagina.